Tiberio Biondi, l’anima del Majestic
Eleganza senza tempo, storia viva e un’idea di ospitalità che guarda al futuro: il Grand Hotel Majestic “già Baglioni” è molto più di un albergo, è un simbolo dell’anima più raffinata di Bologna. Tra affreschi secolari, atmosfere d’altri tempi e un servizio che unisce tradizione e contemporaneità, ogni soggiorno diventa un’esperienza immersiva. Alla guida di questa icona dell’hotellerie italiana c’è il General Manager Tiberio Biondi che dopo oltre trent’anni trascorsi tra queste mura, ne custodisce l’identità con uno sguardo attento all’evoluzione del viaggio di lusso. In questa intervista Tiberio racconta cosa significa dirigere un Palazzo Museo, come sono cambiati gli ospiti e quali sfide attendono il futuro dell’ospitalità di alta gamma.
Tiberio Biondi, partiamo da te: cosa significa oggi essere alla guida di un hotel storico come il Majestic?
Essere alla guida del Grand Hotel Majestic “già Baglioni” è per me un grande privilegio e un onore profondo. Dopo oltre trent’anni trascorsi tra queste mura, posso dire di aver sviluppato un legame autentico con questa casa, che sento in parte mia. È un luogo carico di storia, di memoria e di fascino senza tempo, al quale ho cercato di contribuire anche personalmente, attraverso scelte stilistiche e progettuali che negli anni ne hanno accompagnato l’evoluzione e hanno creato numerosi positivi riscontri. Più che un incarico, lo vivo come una responsabilità affettiva e culturale.
Qui si respira storia in ogni angolo, ma allo stesso tempo tutto parla anche al presente. Come tieni insieme queste due anime?
Il mio impegno quotidiano è quello di preservare l’anima storica dell’hotel con la massima cura. Non è semplice, perché custodiamo elementi autentici, antichi e preziosi, che richiedono attenzione costante e rispetto profondo. Siamo un luogo antico, ma mai “vecchio” e considero l’Hotel un Palazzo Museo.
A dare equilibrio a questa dimensione è la vita che scorre al suo interno: le persone, gli ospiti, gli eventi. Sono loro a portare energia nuova, uno sguardo contemporaneo e dinamico. In questa direzione si inserisce anche il nostro recente percorso verso la sostenibilità, culminato con l’ottenimento della certificazione GSTC: un impegno concreto per il futuro, che dimostra come anche una realtà storica possa evolversi in modo responsabile.

Tiberio Biondi, GM del Grand Hotel Majestic “gìà Baglioni” di Bologna
I viaggiatori sono cambiati molto negli ultimi anni: chi sono oggi i tuoi ospiti e cosa cercano davvero quando arrivano qui?
Oggi l’ospite non cerca più semplicemente un luogo dove dormire, ma un’esperienza completa, memorabile. Il soggiorno diventa un momento significativo, spesso atteso e scelto con cura, e questo comporta per noi una responsabilità ancora maggiore.
L’ospitalità si è evoluta in una dimensione più emozionale: meno formale, forse, ma molto più autentica. Il calore umano, la capacità di accogliere con un sorriso sincero, la passione per il servizio e la cura del dettaglio sono diventati elementi centrali. È lì che si crea il vero valore.
Se dovessi raccontare il Majestic a qualcuno che non c’è mai stato, qual è la prima cosa che diresti?
Lo definirei un “Palazzo Museo”. È probabilmente l’espressione che meglio ne racchiude l’essenza.
Qui convivono arte, storia e memoria: dagli affreschi dei Carracci che adornano la Sala Europa, a quelli dei loro allievi che impreziosiscono il ristorante, ai resti dell’antica strada romana visibili all’interno dell’hotel. Senza dimenticare gli eventi che hanno segnato queste sale, come l’iconica “mostra blitz” futurista organizzata da Filippo Tommaso Marinetti nel 1914 a cui partecipo’ anche Giorgio Morandi. Ogni angolo racconta una storia, e ogni soggiorno diventa un viaggio dentro di essa.
Bologna ha un’identità fortissima: quanto entra nella tua idea di ospitalità e nell’esperienza che offrite?
Bologna è una città straordinaria, con un’identità culturale e gastronomica riconosciuta a livello internazionale. Oggi è considerata a tutti gli effetti la capitale italiana della gastronomia, e questo si riflette naturalmente nella nostra proposta, a partire dal Ristorante I Carracci.
Ma Bologna è anche sapere, storia e cultura: è sede della più antica università del mondo occidentale. Per questo riteniamo fondamentale proporre esperienze e iniziative che siano all’altezza di questa eredità, valorizzando l’aspetto artistico e culturale tanto quanto quello culinario.
Un grande hotel è fatto soprattutto di persone: che tipo di squadra hai costruito e cosa cerchi in chi lavora con te?
Le persone sono il cuore di tutto. Cerco collaboratori che abbiano una vera passione per questo lavoro, che si sentano orgogliosi di questa professione, che guardino oltre il proprio singolo incarico e che si sentano parte di un insieme più grande dove l’Ospite si trova al centro. Persone che sappiano quanto ogni minimo dettaglio faccia la differenza nel mondo dell’ospitalità di lusso. Dedizione, serietà e senso di responsabilità sono fondamentali, ma altrettanto importante è la volontà di crescere, di migliorarsi continuamente e di non dare mai nulla per scontato.
Guardando avanti: su cosa stai lavorando e come immagini il futuro del Majestic nei prossimi anni?
Nell’immediato futuro posso dire che stiamo lavorando con grande attenzione sul tema della sostenibilità, convinti che sia una responsabilità imprescindibile per tutti. L’obiettivo è mantenere intatta l’identità storica dell’hotel, accompagnandola però verso un futuro sempre più consapevole e rispettoso. Per quanto mi riguarda poi, sono arrivato a un momento della mia carriera in cui il percorso alle spalle è sicuramente più lungo di quello che mi attende, professionalmente parlando si intende.
Il mio auspicio è che il Grand Hotel Majestic “già Baglioni” continui a essere, anche nei prossimi anni, il punto di riferimento per l’eleganza, il lusso e l’ospitalità di alto livello a Bologna e spero che chi mi sostituirà sappia apprezzare e amare questo hotel come ho fatto io.

